CAPTIF progetta e realizza ambienti di lavoro pensati per le persone
L’ambiente di lavoro di oggi è completamente diverso rispetto a dieci anni fa. I tradizionali uffici open space lasciano sempre più spazio a postazioni di lavoro flessibili, aree activity-based e ambienti in cui benessere, esperienza e collaborazione sono al centro. Anche l’accesso ad acqua potabile di alta qualità sta diventando una presenza sempre più consolidata nei luoghi di lavoro. Sono evoluzioni che CAPTIF contribuisce a plasmare da vicino.
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Progettare ambienti di lavoro incentrati sulle persone, sui team e sul futuro. Progettare e realizzare ambienti di lavoro incentrati sulle persone, sui team e sul futuro: è questa la missione di CAPTIF. Fondata nel 2017 e con sedi ad Anversa e Bruxelles, l’azienda si è affermata fin dall’inizio come specialista nella progettazione di uffici. Oggi il team conta sedici collaboratori.
Benjamin Vandamme, uno dei quattro fondatori, spiega: «Siamo uno studio di progettazione, non un fornitore di arredi. Affianchiamo le aziende dalla A alla Z nell’evoluzione del loro modo di lavorare. Quando un’impresa desidera rinnovare un ufficio esistente, non ci limitiamo a riprogettare gli spazi, ma ripensiamo insieme anche l’organizzazione del lavoro. Analizziamo le esigenze dell’azienda, sviluppiamo il concept degli ambienti, ne curiamo la progettazione e seguiamo l’intera realizzazione.»
Un approccio progettuale basato sulle esigenze reali
Per garantire che ogni progetto rispecchi realmente l’identità dell’azienda, CAPTIF parte sempre da un’analisi approfondita della cultura aziendale e delle modalità di lavoro.
«Osserviamo innanzitutto come l’organizzazione lavora oggi. Alcune aziende operano ancora con uffici chiusi, altre adottano completamente l’open space. Entrambi i modelli possono funzionare, dipende dal contesto. Successivamente organizziamo workshop, interviste e sondaggi con i collaboratori per individuare le opportunità di miglioramento.»
L’analisi va ben oltre le classiche interviste.
«Trascorriamo anche una giornata insieme ai dipendenti, prendiamo un caffè con loro e pranziamo in mensa per capire cosa funziona e cosa no. Da queste osservazioni nasce un report dettagliato con le nostre raccomandazioni e, quando necessario, realizziamo aree pilota per testare concretamente nuovi concetti.»
Secondo Benjamin non esiste una formula universale per progettare l’ufficio ideale.
«Siamo specialisti degli ambienti di lavoro, ma non possiamo dire fin dal primo giorno quale sia la soluzione perfetta. Definiamo un framework, consapevoli che continuerà ad evolversi negli anni. Per questo rimaniamo coinvolti anche dopo la consegna del progetto, apportando eventuali modifiche e svolgendo periodicamente indagini sulla soddisfazione.»
L’impatto duraturo della pandemia
La pandemia ha cambiato in modo permanente il modo di concepire gli uffici, anche se con effetti diversi a seconda delle aziende.
«Alcune organizzazioni non hanno praticamente dovuto modificare nulla, perché i loro uffici erano già progettati in ottica futura. È il caso di BSH (Bosch Siemens): avevamo sviluppato il progetto prima del Covid e il trasferimento è avvenuto successivamente. Il concept era già così moderno che non è stato necessario apportare cambiamenti. L’activity based working era già parte integrante dell’ambiente.»
Altre aziende, invece, hanno dovuto adattarsi molto rapidamente.
«Molte avevano preso in considerazione lo smart working, ma si sono ritrovate improvvisamente a fare piccoli passi, iniziando magari con un solo giorno a settimana da casa. Oggi quella trasformazione è ormai consolidata. Se prima si lavorava cinque giorni su cinque in ufficio, oggi questa è diventata piuttosto un’eccezione.»
La guerra dei talenti
Nel frattempo è cambiata anche la funzione stessa dell’ufficio.
«In passato la priorità era l’efficienza. Oggi le aziende vogliono creare un luogo in cui le persone abbiano realmente voglia di venire. Il lavoro ibrido è ormai la norma: alcuni giorni in ufficio e altri da remoto. Questa flessibilità migliora l’equilibrio tra vita privata e lavoro, ma comporta anche spazi inutilizzati, mentre i costi di affitto e di allestimento continuano ad aumentare.»
Per questo motivo una progettazione intelligente degli spazi è diventata ancora più importante.
Secondo Benjamin, oggi l’ambiente di lavoro svolge un ruolo fondamentale anche nella guerra dei talenti.
«L’ufficio è ormai uno strumento indispensabile per attrarre le persone giuste. Se un’azienda investe nei propri spazi, vuole essere certa che i collaboratori abbiano davvero voglia di lavorare in ufficio.»
Dalle postazioni fisse all’activity based working
Negli ultimi anni anche l’organizzazione degli uffici è cambiata radicalmente.
Benjamin spiega: «Dieci o quindici anni fa quasi ogni dipendente aveva un ufficio privato oppure una postazione personale in open space. Successivamente si è passati agli uffici flessibili, con aree dedicate ai diversi reparti e scrivanie condivise. In quella fase c'era ancora posto per tutti. Più tardi si è iniziato a ottimizzare gli spazi, prevedendo ad esempio sei postazioni per un team di dieci persone.»
Oggi il focus è sempre più rivolto all’activity based working.
«Gli ambienti vengono progettati in funzione delle attività: zone silenziose per il lavoro di concentrazione, aree semi-silenziose e spazi più dinamici dedicati a brainstorming e collaborazione. Negli ultimi anni questa è diventata una tendenza consolidata.»
Benjamin sottolinea però che non esiste un modello valido per tutti.
«Non funziona per ogni azienda. Uno studio legale, ad esempio, continuerà probabilmente a preferire uffici singoli o doppi. L’activity based working, invece, è perfetto per aziende tecnologiche e realtà in cui il lavoro per progetti è predominante.»
L’esperienza come valore aggiunto
Oltre alla funzionalità e alla flessibilità, oggi assume un ruolo centrale anche l’esperienza vissuta negli spazi di lavoro.
«Le aziende desiderano che il loro ufficio racconti una storia. Tecnologia, comfort, estetica… ogni dettaglio viene studiato con attenzione. L’insieme deve trasmettere un’identità capace di attrarre le nuove generazioni.»
Secondo Benjamin questo va ben oltre l’ergonomia.
«Non si tratta soltanto di una sedia comoda o di una scrivania regolabile in altezza, ma del benessere complessivo delle persone. Acustica, illuminazione, temperatura, ventilazione, presenza del verde… tutti questi elementi contribuiscono alla qualità dell’esperienza.»
Anche l’accesso ad acqua potabile di qualità assume un ruolo sempre più importante.
«Se prima progettavamo principalmente coffee point, oggi prevediamo anche water point. Per quanto riguarda l’esperienza dell’acqua e l’accesso ad acqua potabile di qualità, AQUALEX interpreta perfettamente questa evoluzione.»
«Oggi anche l’acqua è un’esperienza»
CAPTIF collabora da molti anni con AQUALEX e ha visto evolvere profondamente il ruolo dell’acqua potabile negli uffici. «Quando abbiamo iniziato, si parlava soprattutto di gestione dei rifiuti e di paperless office. Eppure negli uffici si vedevano enormi dispenser con boccioni d’acqua, accompagnati da magazzini pieni di contenitori in plastica. Non era una soluzione sostenibile e, soprattutto, risultava poco gradevole all’interno di un progetto curato.»
Per CAPTIF i sistemi AQUALEX rappresentano un valore aggiunto sia dal punto di vista funzionale sia estetico.
«I sistemi AQUALEX con filtrazione dell’acqua non sono solo sostenibili, ma rendono anche l’esperienza dell’acqua estremamente piacevole. Da un unico sistema è possibile scegliere acqua naturale, frizzante, refrigerata o bollente. Inoltre hanno un design elegante.»
Anche dal punto di vista estetico si integrano perfettamente nei progetti.
«I rubinetti AQUALEX sono disponibili in qualsiasi finitura. Questo rappresenta un grande valore aggiunto per i nostri moodboard. Il rubinetto diventa parte integrante del progetto, non un elemento aggiunto successivamente.»
E conclude:
«Anche il servizio, con formule di leasing e contratti di manutenzione, è molto valido. Per questo integriamo con piacere AQUALEX nei nostri progetti e utilizziamo un rubinetto AQUALEX anche nel nostro ufficio, del quale siamo davvero entusiasti.»
Practice what you preach
CAPTIF applica questi principi anche ai propri uffici, considerandoli un vero laboratorio in cui mettere alla prova le proprie idee.
«Lavoriamo in un loft ad Anversa, tra il centro città e la tangenziale, con tantissima luce naturale e uno stile industriale accogliente. Abbiamo molte piante e mettiamo sempre frutta a disposizione dei collaboratori. Practice what you preach.»
Anche il modo di lavorare riflette questa filosofia.
«Siamo sedici persone che condividono un ambiente completamente flessibile. Nessuno ha una postazione fissa e tutti possono lavorare da casa quando lo desiderano. Mettiamo in pratica ciò che consigliamo ai nostri clienti, perché sappiamo che funziona.»